Finché regge Talabani

La grave malattia del presidente dell’Iraq, il curdo Jalal Talabani, ricoverato d’urgenza in Germania dopo l’ictus che l’ha colpito martedì, rischia di aggravare la crisi che da mesi contrappone Baghdad ad Ankara. I termini dello scontro sono opposti a quelli a suo tempo preconizzati dagli avversari della “coalizione dei volenterosi” di George W. Bush contro l’ex rais iracheno Saddam Hussein.
20 DIC 12
Ultimo aggiornamento: 16:01 | 16 AGO 20
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La grave malattia del presidente dell’Iraq, il curdo Jalal Talabani, ricoverato d’urgenza in Germania dopo l’ictus che l’ha colpito martedì, rischia di aggravare la crisi che da mesi contrappone Baghdad ad Ankara. I termini dello scontro sono opposti a quelli a suo tempo preconizzati dagli avversari della “coalizione dei volenterosi” di George W. Bush contro l’ex rais iracheno Saddam Hussein. Grazie soprattutto alla lungimirante leadership di Talabani, i curdi iracheni non hanno innescato un effetto domino sui curdi turchi, siriani e iraniani con una dichiarazione di indipendenza unilaterale e ancor meno hanno incendiato le frontiere con la Turchia. Al contrario, il Kurdistan iracheno è oggi integrato di fatto nell’area economica della Turchia, mentre Talabani ha agito da stabilizzatore della regione in un gioco di equilibri complesso. Questo equilibrio è stato però incrinato tre mesi fa dalla condanna a morte per terrorismo – voluta a Baghdad dal premier sciita iracheno Nouri al Maliki – dell’ex vicepresidente sunnita Tariq al Hashemi, protetto dal governo del Kurdistan iracheno e ora accolto ad Ankara. Subito dopo, Maliki ha dichiarato illegali i contratti petroliferi siglati dal governo regionale curdo con la Turchia (il Kurdistan iracheno è ricco di petrolio), inviando nel Kurdistan le sue “Tigris forces” per presidiare i pozzi. Poi c’è stato uno scontro a fuoco con i peshmerga curdi e l’accusa del premier turco, Recep Tayyip Erdogan: “Baghdad porta l’Iraq verso la guerra civile”. Jalal Talabani è stato un calmieratore sapiente anche di questa crisi. La sua scomparsa, un domani prossimo, può quindi avere effetti devastanti.